Peer Education
Peer education (educazione tra pari) è, secondo una definizione dell'UNESCO,
"l'impiego di soggetti appartenenti a un determinato gruppo (sociale, etnico, di genere)
allo scopo di facilitare il cambiamento presso gli altri componenti del medesimo gruppo". Quasi sempre, tuttavia,
essa viene intesa nella particolare accezione di "educazione tra coetanei", che
descrive le attività socio-educative di bambini e adolescenti rivolte ai pari età. Affermatasi negli ultimi quindici anni,
ma con radici che affondano nelle elaborazioni teoriche e nelle sperimentazioni degli anni Sessanta, la
peer education è una strategia educativa flessibile e "rivoluzionaria". In quanto
sposta la centralità del ruolo pedagogico (e la quota di potere a esso associato) dall'esperto tradizionale, adulto e
professionalizzato, al giovane opportunamente formato. Essa si dimostra vincente rispetto agli approcci pedagogici
classici, soprattutto quando il messaggio veicolato ha per oggetto
il "non fare", come nel caso della prevenzione di un comportamento a rischio. È dimostrato che, in tali contesti, la
prescrizione autoritaria può rivelarsi ininfluente o persino controproducente. La peer education, al contrario,
mette in gioco anche emozioni e competenze relazionali che consentono al messaggio
in/formativo di pervenire al suo scopo.
Il principio della sua efficacia risiede nell'attitudine, caratteristica degli adolescenti, a orientare i propri
comportamenti non soltanto sulla scorta delle informazioni ricevute, ma anche in base a ciò che fanno i coetanei, e in
particolare coloro che possono proporsi come figure di riferimento. L'educatore coetaneo
è una persona che più di qualsiasi esperto adulto ha accesso al mondo valoriale e simbolico dei giovani,
decodifica il loro linguaggio e ha quindi l'abilità di stabilire un rapporto di fiducia
e ascolto con i soggetti con cui entra in contatto.
La peer education ha trovato nella lotta all'emergenza AIDS un formidabile campo di applicazione: i giovani sono infatti
al tempo stesso i soggetti più vulnerabili di fronte all'infezione e quelli più predisposti a combatterla.
